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Valentini. Una storica verticale.

L’appuntamento è alle 20:30, di domenica, alla Rimessa Roscioli per questa imperdibile verticale dell’Azienda Agricola Valentini organizzata da Alessandro Pepe con il supporto di Dario Cappelloni (Doctor Wine).




La degustazione è intima, come intimi si possono definire i vini di Valentini. Sul solco segnato da Edoardo, personaggio unico nel mondo del vino, ora l’azienda è portata avanti da suo figlio Francesco Paolo. Per chi non lo sapesse, siamo in Abruzzo e precisamente a Loreto Aprutino, in provincia di Pescara. 65 gli ettari da cui nascono il Trebbiano, il Cerasuolo e il Montepulciano.

In degustazione, 10 vini tra cui 2 Cerasuolo, 6 Trebbiano e 4 Montepulciano d’Abruzzo.

Si parte con il Cerasuolo 2014, che si muove con un naso netto di note floreali, polvere da sparo, leggermente animale, ma comunque pulito. In bocca, l’attacco è sapido, già ottimo l’equilibrio. Da bere ora e tra 5 anni.


Il Cerasuolo 2009 presenta il marchio di fabbrica, quel sentore di caffè che ritroveremo spesso nel corso della degustazione. Si affacciano, leggere, delle note speziate e affumicate, dell’annata calda non vi è traccia. Equilibrato alla degustativa, tannino appena accennato, la sapidità lascia spazio alla freschezza. Finale piacevole con ritorni di caffè. Un Cerasuolo che gioca un campionato a parte, in Italia e nel mondo.

Al terzo calice si passa al primo Trebbiano della serata. Annata 2012, mediamente calda. Alla visiva il giallo è paglierino lucente, mentre il naso è austero con note di grafite, qualche accenno di idrocarburo e qualche fiore sullo sfondo. In bocca è teso, fresco, con una nota citrina a ricordarci che forse è bene dimenticare questo vino in cantina.

Il Trebbiano 2010 si presenta leggermente più indietro rispetto alla 2012, l’olfattiva rivela un naso chiuso. Sentori minerali in primo piano, qualcosa che ricorda l’acciuga sotto sale. In bocca è sapido, vibrante, giovane, giovanissimo, ma comunque gradevole. Il tempo lo farà diventare grande.

La 2008, considerata annata minore quando uscì, mostra oggi tutta la sua classe. A conferma che quando c’è di mezzo Valentini, è sempre rischioso spingersi in giudizi affrettati. Il colore inizia a presentare delle vene dorate, mentre il naso si fa più dolce, accenni di frutta gialla, pietra focaia ben presente, leggere note di salamoia. Sapido al primo impatto, è fresco e a suo modo morbido. Finale pulito e di media persistenza. Bella rivincita.




Del caldo che caratterizzò l’annata, nel Trebbiano 2000 non v’è traccia. Giallo dorato, olfattiva di tartufo, idrocarburi, ancora pietra focaia e qualche spezia. Bella freschezza a fare da contraltare alla morbidezza, regalando un equilibrio perfetto. Finale da incorniciare per finezza e lunghezza.

Con la 1995, si inizia a fare sul serio. Giallo che si muove tra il paglierino e il dorato, al naso ecco di nuovo il caffè, ma anche cioccolato bianco, fieno, zagara. Fresco a dir poco, nonostante i 20 anni all’anagrafe, cremoso, equilibrio perfetto. Eleganza da manuale e persistenza interminabile. Annata da applausi, prime lacrime in sala.

Iniziato il campionato a parte con la 1995, la 1990 fa capire subito chi comanda. Giallo dorato leggermente velato, all’inizio il naso spiazza con i suoi sentori terrosi, sottobosco e tartufo.In bocca è un vino “grasso”, fresco e lungo, lunghissimo. Lasciato nel bicchiere, dopo 30 minuti, il naso si addolcisce, con rimandi al miele e fiori. “Vino zombie” lo definisce Alessandro Pepe. Sicuramente il vino della serata.

Dopo una breve pausa, si passa al Montepulciano d’Abruzzo. L’annata 2000 (in sostituzione di una 2006 andata) di un rosso rubino concentrato, si presenta giovane, con frutti scuri (mora, mirtillo) freschi, pepe nero che potrebbe rimandare a qualche Syrah della Cote Rotie. Alla degustativa, si conferma giovane ma già elegante, con tannini ben presenti ma di pregevole fattura. Buono l’equilibrio, con ritorni di china. Eleganza e potenza.

Il Montepulciano 1997 è una sbuffata balsamica mentolata (“vicks vaporub” dirà qualcuno, non a torto), la frutta è scura, si presentano piccole note terrose. In bocca è fresco, il tannino è setoso. Elegante, ritorni di bocca di liquirizia, equilibrato. Il bicchiere è vuoto e non ce ne siamo accorti.

La 1995 si presenta integra nel colore, con una leggera velatura. Mirtillo, eucalipto e caffè all’olfatto, colpisce alla degustativa con dei tannini da manuale. Equilibrato e persistente, ha davanti a sé interessanti prospettive di evoluzione. Spettacolare.




Si chiude con il Montepulciano 1990. Ancora di un rosso rubino stupefacente per compattezza, si possono scorgere delle note fruttate inaspettate, ma è la balsamicità che colpisce. Fresco, il tannino è addirittura più “aggressivo” della 1995, ma di una qualità sopraffina. Il sorso è succoso, sapido, con ritorni balsamici e lungo, interminabile. Ci si chiede davvero se questo vino abbia i 25 anni dichiarati in etichetta. Dopo 30 minuti, il naso inizia un percorso ancora più interessante, qualcuno dirà Barolo per quella nota di violetta bene in evidenza.

In definitiva, abbiamo avuto la conferma (ma non ce n'era bisogno) che Valentini gioca un campionato tutto suo, con lui il Trebbiano e il Montepulciano abbandonano la loro rusticità e si siedono al tavolo dei grandi vini senza nessun timore. Anzi, uscendone spesso da vincitori.

Valentini
Via del Baio, 2

65014 Loreto Aprutino (PE)
Tel. e fax 085.8291138