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I NOSTRI EVENTI

Bibenda DAY 2015

Da molti anni ormai a Roma, c’è un evento imperdibile: il Bibenda Day.





Imperdibile non solo per il numero dei vini proposti in degustazione (ben 23), ma anche e soprattutto per le la presenza di etichette di grande richiamo sia per gli addetti ai lavori che per palati meno esperti; tutti pronti pronti a roteare i calici, qualcuno probabilmente attratto da altisonanti nomi francesi.




Aver ridotto la platea in questo Bibenda Day 2015 ha permesso ad ogni partecipante di godere di una postazione certamente più comoda, grazie alla quale si è potuto apprezzare al meglio quanto lo staff dei bravissimi sommelier stava servendo.




Champagne presentati da Massimo Billetto

Si dà inizio alle danze con sua maestà lo Champagne e a guidarci non poteva che essere Massimo Billetto, grande conoscitore sia del Terroir della Champagne che della omonima bollicina. 
I 4 calici hanno proposto Moet&Chandon (finalmente abbiamo saputo l’ origine del nome di questa celeberrima casa),  R&L Lagras, Dom Perignon (ormai di proprietà di Moet&Chandon) e Philipponnat.

Il Moet&Chandon ci ha colpito per il suo perlage, molto morbido e con una bella compattezza e lunghezza. Il secondo, R&L Lagras, ci ha condotti nella Cote de Blancs con un vino dal naso che risente dei suoi 25 anni e che si esprime con una persistenza infinita. 
Per quanto concerne il terzo poi, Dom Perignon, il produttore ha voluto cristallizzare delle finestre di eccellenza in cui l’evoluzione raggiunge il massimo. Il naso è molto profondo con spezie, erbe aromatiche, frutta secca ed anche una nota salmastra: un fuoriclasse a nostro modesto parere. Infine l’ultimo ma solo in ordine cronologico, Philipponnat, con un olfatto potente (forse per i ⅔ di pinot noir) di frutta croccante, con tratti balsamici e minerali. In bocca risulta rotondo all’inizio, quasi “troppo” morbido per essere uno champagne, ma dopo qualche secondo il finale diventa salato, il che aiuta la persistenza a rimanere con e per noi.

Champagne Grand Vintage Collection 2006 | Moët & Chandon
Champagne Cuvée Saint Vincent Grand Cru 1990 | R&L Legras
Champagne Dom Pérignon Plénitude P2 Deuxième 1998 | Moët & Chandon
Champagne Clos des Goisses Grand Cru 2002 | Philipponnat





Vini bianchi italiani presentati da Luciano Mallozzi

Questo set è sicuramente stato il più interessante, non tanto e non solo per la qualità delle etichette portate in degustazione, quanto per la personalità non comune dei vini proposti. La degustazione è partita con un vino (Vintage Tunina di Jermann) il cui sorso è epìtome del Friuli (Sauvignon, Picolit, Ribolla Gialla, Malvasia Istriana, Chardonnay), dal naso delicato e da una beva fine che invoglia a riempire e svuotare il bicchiere con facilità. Il secondo invece (Ribolla di Gravner) è un vino che piace a chi è per le forti sensazioni: vino bianco che sembra rosato ("orange wines" li chiama chi è bravo) addirittura con un molto lieve, ma presente, morso tannico. Anche per il Trebbiano di Emidio Pepe la mano di chi lo produce è forse il tratto principale, un’interpretazione del trebbiano di chi fa vino come piace a lui, senza compromessi. Infine, col Cervaro della Sala ritorniamo su canoni più classici: un vino creato per durare a lungo, ha un naso morbido, dolce ma anche minerale (ardesia, nota fumè); ovviamente in bocca la freschezza arranca ma la sapidità aiuta e supporta.

Vintage Tunina “Tappo a vite” 2005 | Jermann
Ribolla Riserva 1998 | Gravner
Trebbiano d’Abruzzo 1995 | Emidio Pepe
Cervaro della Sala 1988 | Castello della Sala


Bianchi stranieri (3 francesi ed un tedesco)  presentati da Giuliano Lemme

Iniziamo prontamente con un vino che ha qualcosa di speciale, avvolto in un’aura di fama ma che pochi hanno assaggiato. Ciò che ci aspetteremmo da un sauvignon non è ciò che abbiamo trovato nel nostro calice sia per i nostri occhi, per il nostro naso e per la nostra bocca. Ma questo non è un sauvignon qualsiasi, è il leggendario Silex. Vino quasi trasparente, naso lontanissimo dall'uva spina e dal frutto della passione, subito pietra focaia e dietro fieno, gelsomino ed un accenno di pesca bianca. Interpretazione unica.
Nel secondo bicchiere (Corton-Charlemagne Grand Cru 2002) ci spostiamo in Borgogna e torniamo indietro al 2002: un naso lievemente fruttato (ananas), minerale, miele e pepe bianco. In bocca il paradigma si ripete e ripercorre forse quasi pedissequamente con una chiusura sapida. Rimaniamo nella stessa zona per il terzo ed ultimo vino bianco francese dell’evento, Montrachet Grand Cru 2012 di Lucien Le Moine:  il naso è complesso ed intenso (mineralità scura, albicocca e pesca gialla, zenzero, rosmarino, gelsomino ed una forte mela cotogna). In bocca ha un potenza gentile, controllata ed una persistenza incredibile.
Conclude il quartetto un riesling spettacolare di Egon Müller: luminoso nel bicchiere, classico per il naso (idrocarburi, miele, mughetto, mela, pepe). Dopo averlo bevuto sentiamo la dolcezza ma anche la freschezza (limone), la sapidità, per un finale infinito. A volte il rigore coincide con la passione e questo ne è l'esempio.

Pouilly Fumé Silex 2012 | Didier Dagueneau
Corton-Charlemagne Grand Cru 2002 | Domaine Bonneau du Martray
Montrachet Grand Cru 2012 | Lucien Le Moine
Scharzhofberger Riesling Spätlese 2010 | Egon Müller





   
Rossi italiani presentati da Daniela Scrobogna

Piccola premessa: grandi etichette, sarà una bella gara

La prima si riconosce da lontano, bianca con una banda nera...una J li in mezzo e poi si compone sotto il nome.  Non ci interessa che tonalità di rosso abbia il vino o i sentori ma vogliamo, come per gli altri vini, lasciarci emozionare. E’ un naso palpitante, emozionante, gentile, elegante, la bocca lo è altrettanto. La seconda è, allo stesso modo, molto riconoscibile con quel color Giallo/marroncino ed uno stemma rosso a primeggiare. Il naso questa volta è un po’ reticente, si fa desiderare ma poi dà il meglio di sé e ne rimaniamo stupiti, nonostante non sia certo la prima volta che lo degustiamo. Una sorpresa ed una emozione che in bocca continua per minuti.
La terza etichetta è un po' austera ma classica nera con uno scudo azzurro e rosso, questo vino è eleganza pura, ci mette in difficoltà trovare parole atte a spiegare. Il naso per quanto classico nei sentori è meraviglioso...la chiusura in bocca interminabile.
Infine la quarta etichetta, forse un po' troppo classica, forse necessiterebbe di un restyling (come va di moda oggi) ma il vino no. Il vino lasciatelo così com'è perché è un monumento. Ci emoziona, ci delizia il naso, delicatamente elegante, e la persistenza è tridimensionale, solida, corposa.

Stavolta l’abbinamento che suggeriamo, citando Daniela, è musicale:

Langhe Nebbiolo Sorì San Lorenzo 1999 | Gaja ………….…...Mozart
Montepulciano d’Abruzzo 1990 | Valentini ……………………..Puccini
Brunello di Montalcino Riserva 2008 | Biondi Santi ……...……Beethoven
Barolo Monfortino Riserva 1997 | Conterno ……………….…. Wagner





Vini rossi stranieri (tutti francesi), presentati da Paolo Lauciani

Il primo è una sintesi ragionata del cru, una quintessenza della grazia. Nel naso troviamo rosa e violetta su tutto poi anche piccola frutta rossa (fragoline, ribes), uso calibrato del legno, mineralità appena affumicata ed una nota iodata. In bocca il tannino è levigato, compatto e la persistenza è di the nero, chinotto e minerale. E’ un vino difficile da lasciare nel bicchiere.
Con il secondo passiamo nella Cote de Nuit con un olfatto più scuro, viola e mirtillo anche anice stellato. E’ un vino più prestante rispetto al primo, sicuramente meno grintoso per quanto riguarda la freschezza e la persistenza, con un ritorno alcolico e vira verso note mentolate.
Il terzo ed il quarto sono miti: se fossimo stati di servizio forse i nostri polsi avrebbero tremato. Due "château" il cui nome è conosciuto anche da chi di vino ne sa poco o niente.
Il primo (Lafite Rothschild) ha un naso affascinante, un terziario evoluto ma non stanco con ruggine, tabacco da pipa, conserva di pomodoro,liquirizia, potpourri, cipria, ceralacca ed una nota balsamica. In bocca è fine, rotondo. E' un vino sussurato, tannino compatto ed un finale molto ma molto lungo.
Il secondo (Petrus) ha un olfatto ferroso, frutta rossa, corteccia, una nota cioccolatosa, spezie fini (menta, eucalipto), e un accenno di goudron. Sul palato e lingua è una sintesi di ciò che significa equilibrio, verticalità ed anche muscolarità vibrante.

Musigny Vieilles Vignes Grand Cru 2011 | Domaine Comte Georges de Vogüé
Clos de Tart Grand Cru 2010 | Mommessin
Château Lafite Rothschild 1978 | Château Lafite Rothschild
Petrus 2008 | Château Petrus

 




Vini dolci presentati da Daniele Maestri

Il primo moscato parte dalle Dolomiti ed è rosa, non per il colore ma per il netto sentore percepito quando avviciniamo il calice al naso. Sentiamo anche il geranio, lamponi, fragoline ed erbe alpine (quasi stessimo in un bosco vicino alle montagne). In bocca è ovviamente dolce ma con un finale ammandorlato ben distinto. 
Il secondo invece ha una “preparazione” e vinificazione molto particolare che si ritrovano al naso ed in bocca. Dattero, miele, erbe essiccate, mandorle tostate, sapidità ben presente che aiuta una buonissima persistenza.
Per il terzo torniamo in Francia ed anche in questa occasione tocchiamo con naso e labbra un mito: Château d'Yquem. Il naso è profondo, molto profondo, miele, mineralità, frutta stramatura, zafferano, zenzero. In bocca è sapido e la freschezza bilancia il residuo zuccherino. Applausi a scena aperta.

Alto Adige Moscato Rosa 2000 | Franz Haas Moscato
Passito di Saracena 1988 | Cantine Viola
Sauternes Château d’Yquem 1997 | Lur-Saluces




Concludiamo con un lungo applauso ai relatori, ai ragazzi del servizio e a chi ha organizzato: ci avete regalato un pomeriggio di sensazioni e di emozioni.