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I NOSTRI EVENTI

Dal silenzio, un vino: Eremo Tuscolano


E' sempre difficile rapportarsi con delle persone che hanno una concezione della vita totalmente differente dalla propria. Alle volte, però, questa difficoltà si può trasformare in curiosità, in opportunità. Ed è proprio quello che ci è successo quando abbiamo avuto la possibilità di visitare L' Eeremo Tuscolano.
Siamo sul Monte Tuscolo e l’Eremo è quello camaldolese di Monte Corona.

I Monaci Camaldolesi, da veri eremiti, sono riusciti quasi nell' impresa, definibile al limite del donchisciottesco, di fermare il tempo.
La loro decisione di vivere in un isolamento assoluto nelle loro piccole celle, non condividendo neppure i pasti ed un ora di messa collettiva, da un lato ci affascina e dall’altro ci lascia perplessi per la rigidità della scelta.
Una vita di preghiera e contemplazione che li estranea dal mondo, passateci il termine "civilizzato".
Il connubio tra il fascino di questa dimensione intrisa di spiritualità e la volontà di riportare a fasti, nemmeno troppo antichi, il Frascati Superiore ha spinto, qualche anno fa, Mario Masini a tentare di convincere il vecchio Priore a concedergli i terreni che circondano in un silenzio surreale l' Eremo. Terreni che versavano in completo stato di abbandono, occorre sottolinearlo. Le solite difficoltà burocratiche, sebbene interminabili, non sono riuscite a vincere la tenacia ed il desiderio di dare vita ad un vino che riscattasse il nome del Frascati.
Nasce così l’avventura del Frascati Superiore Eremo Tuscolano dell’Azienda Agricola Valle Vermiglio di Mario Masini, con la prima annata che riporta anno 2012 in etichetta.
I vigneti, otto ettari divisi in varie vigne con diverse giaciture ed esposizioni, sono posti ad altitudini importanti arrivando, in alcuni punti,  ben oltre i 700 metri slm.

C’è tutto quello che occorre per fare vino di qualità: altitudine, esposizione, ventilazione, terreno di origine vulcanica, escursione termica e, soprattutto, passione. Si nota la cura dei particolari in vigna, dalla potatura all’altezza di queste piante allevate a cordone speronato singolo. Un’altezza oltre lo standard per evitare che i cinghiali di zona possano banchettare felici con uva di Malvasia.

Per raggiungere alcuni di questi vigneti ci si deve quasi arrampicare per una via sconnessa ed in mezzo al bosco. Ne abbiamo potuti apprezzare alcuni più classici, posizionati in appezzamenti abbastanza ampi e relativamente facili da raggiungere altri, invece, ci si sono svelati agli occhi come delle vere e proprie perle nascoste tra gli alberi agitati dal vento. Le potenzialità di questo che vogliamo definire senza timore Terroir, si percepiscono nette anche solo stando fermi immobili tra i filari. La spiritualità di questo luogo si percepisce, si respira e colloquiare di vino e tecniche di produzione viene spontaneo farlo quasi sottovoce.


Ci affacciamo, infine, da una terrazza naturale, dove erbe aromatiche spontanee accolgono i rari passanti con un profumo avvolgente e dalla quale si gode di un bellissimo panorama della città eterna.



 Dopo aver visto la struttura delle varie vigne, la loro collocazione e peculiarità, inevitabile arriva la domanda che rivolgiamo a Massimo, enologo dell’azienda ed al Dott. Masini: “sembrano vigne nate per essere vissute come cru; avete mai pensato, a prescindere dalla produzione di Eremo Tuscolano, di vinificare in purezza creando un vino di nicchia da singola vigna?” La domanda strappa un sorriso e non coglie impreparati i nostri accompagnatori, ci stanno pensando, ne stanno parlando, noi siamo pronti a scommettere che il risultato potrebbe essere sorprendente.




Salutato il silenzio dell’Eremo, ospiti di casa Masini, ci siamo dedicati alla degustazione di una mini verticale di 4 annate di Eremo Tuscolano.

Un vino prodotto in circa 30 mila bottiglie, vendemmia manuale verso la metà di ottobre ed un giusto affinamento in bottiglia di circa un anno. Le uve, così come la ripartizione percentuale, sono le classiche del Frascati: Malvasia di Candia, Malvasia del Lazio o "puntinata", Trebbiano Toscano, Trebbiano Giallo (o Greco), Bombino.
Le annate prodotte sono in realtà 5 ma la 2014, unico vino a potersi fregiare de logo ufficiale del Giubileo della Misericordia, proprio per questo motivo è stata interamente assorbita dal mercato. Strappiamo una mezza promessa di poterne degustare qualcuna in futuro, ma comprendiamo che non sarà facile reperirla.

Seduti davanti ad un tagliere, iniziamo i nostri assaggi con la prima annata, la 2012: naso "orizzontale" i sentori sono tutti riconoscibili e messi in bella mostra.Il naso è immediato ed affascinante inutile cercare altri termini tecnici; grande freschezza in bocca, un vino che probabilmente è all’apice della sua parabola evolutiva ed andrebbe bevuto ora e subito. Attendere oltre potrebbe essere tardi. Una prima vendemmia da applausi.
La 2013, annata preferita da quasi tutto il tavolo, è, nonostante gli anni, ancora molto fresca sia al naso che al palato, la beva è invogliata da una freschezza spinta. Grande equilibrio sia al naso che in bocca, elegante l’aggettivo con cui ci piace definirlo con una parola. Ha collezionato svariati e prestigiosi riconoscimenti, il motivo c’è ed è evidente. Chapeau.

La 2015 è sembrata la più recalcitrante a svelarsi soprattutto al naso dove, comunque,  i sentori sono apparsi soavi, delicati. In bocca invece è risultata pronta con una freschezza sempre importante ed una sapidità più incisiva che in altre annate.
Infine, in anteprima, testiamo la 2016 che sarà disponibile sul mercato dopo l’estate. Ci sembra incanalata nel solco della 2013 ed è un grande complimento.
Sebbene ancora un po’ chiusa al naso regala già profumi floreali e fruttati importanti, affascinanti. In bocca freschezza e sapidità si rincorrono, un lietmotiv che accompagna tutte le annate di questo Frascati Superiore.
Questa 2016 ci convince, sembra avere tutti i presupposti per regalare grandi bottiglie. Cara 2013 sei avvisata!

Ci congediamo, non senza aver ringraziato Rosanna Ferraro per averci invitato a consocere questa bella realtà e il Dott. Masini per la sua gentile ospitalità. La storia di Eremo Tuscolano è appena cominciata, altre belle pagine verranno scritte, ne siamo certi. Il Frascati Superiore ha trovato uno dei suoi alfieri.

Viaje en Mosela - Complejo y muy intenso (version española)

Parto de la final: complejo y muy intenso.

Los adjetivos no son al azar para aquellos del mundo del vino, pero son igualmente buenos para los que están fuera.

Este viaje fue intenso, al igual que los vinos degustados, como las experiencias con los productores, como el cielo azul de Trier, como las miradas de los amantes.




Complejo cómo pronunciar trockenbeereauslese o los nombres de algunas empresas, como los aromas en los vasos, cómo hacerse entender por el conductor del bus que nos acompañaba, cómo traducir un sentimiento en palabras.




Nos gustaría enumerar todas las etiquetas probadas, los aromas que nos emocionaron o al menos encontrar sinónimos y adjetivos, pero no podemos. No podemos no por una simple razón: cada fabricante para cada etiqueta sigue una idea, rompiendo con el pasado "clásico" (HAART), o no siendo miembro de la VDP (Molitor), un promedio de pasado y presente de la Riesling (Dr. Loosen) o permanecer en una vista consolidada de la etiqueta (Karthäuserhof) o, finalmente, confiar a una empresa, establecida desde 1624, a un chico un poco peculiar, pero con las ideas claras y pidiéndole que ser a la vez tanto agrónomo que enólogo.




Pudimos ver viñedos de pendientes extremas, los colores más diversos (gris pizarra a pases azules y termina en rojo) y los nombres tan difíciles de pronunciar, pero las traducciones que indican las características físicas, así como el vino que se produce a partir de ahí. Nombres como "escaleras" (pendientes que dan vértigos ), "Jardín de Especias" (vinos de gran olfato), "Meridian" (tierra hacia el sur, sureste) o "reino de los cielos" (al lector la tarea de imaginar que el vino puede salir de un viñedo de tal nombre).






Otra emoción son los paisajes, el río, caminando lentamente, los restos de castillos que dominan los bucles, pequeños pueblos donde el vino es la vida, siendo el día a día. No soñar en grande, se vive, se adaptan a los caprichos de la natura y dan las gracias porque maduran las uvas.




Complejo estaba haciendo como traductores para una cata de vino y visita y paseo por los viñedos ....



Una pequeña digresión, pero sólo pequeña, compañeros de camino, beber y caminar: vosotros sois sensacional.



Complejo y muy intenso.

Viaggio in Mosella - Complesso e molto intenso

Parto dalla fine : complesso e molto intenso.

Gli aggettivi non sono casuali per chi è nel mondo del Vino ma sono altrettanto validi per chi ne è fuori.

Questo viaggio è stato intenso, come i vini degustati, come le esperienze con i produttori, come il cielo blu di Trier, come gli sguardi tra gli innamorati.



Complesso, come pronunciare trockenbeereauslese o i nomi di alcune aziende, come gli aromi nei calici, come farsi capire dall'autista che accompagnava, come tradurre una sensazione in parole.



Vorremmo poter elencarvi tutte le etichette degustate, gli aromi che CI hanno fatto emozionare o perlomeno tentare di scovare aggettivi e sinonimi ma non ci riusciamo. Non ci riusciamo per un semplice motivo: ogni produttore per ogni etichetta segue una via, rompendo con il passato "classico" (Haart), oppure non facendo parte della VDP (Molitor),oppure mediando passato e presente del Riesling (Dr. Loosen), oppure rimanendo in una concezione consolidata fin dall'etichetta (Karthäuserhof) od infine, affidando un’azienda, nata dal 1624, ad un ragazzo un po' bislacco, ma con idee ben chiare e chiedendogli di essere al tempo stesso sia enologo che agronomo.






Abbiamo potuto ammirare vigneti dalle pendenze estreme, dai colori più diversi (l'ardesia dal grigio passa al blu e finisce in rosso) e con nomi tanto difficili da pronunciare ma dalle traduzioni che indicano caratteristiche fisiche nonché del vino che da lì viene prodotto. Nomi come "Scalette" (pendenze da vertigini), "Giardino Delle Spezie" (vini dall'olfatto ampio), "Meridiana" (terreni esposti a sud,sud-est) o "Regno Dei Cieli" (a chi legge il compito di immaginare che vino possa uscire da una vigna del genere).


Un'altra emozione sono i paesaggi, sul fiume che cammina lentamente, i resti dei castelli che dominano le anse, i piccoli paesini in cui il vino è vita, intesa come quotidianità. Non si sogna in grande, si vive, ci si adatta ai capricci della natura e la si ringrazia perché faccia maturare le uve.



Complesso è stato fare da traduttori per una visita in cantina con degustazione e passeggiata tra le vigne....


Una piccola digressione, ma proprio piccola, sui compagni di viaggio, di bevute e passeggiate: siete strepitosi.



Complesso e molto intenso.

La leggenda del vino cileno - Concha y Toro



Questa volta Incontri di Vite è in Sudamerica !

Abbiamo deciso di visitare la famosissima Concha y Toro, una delle tre grandi "industrie" del vino : nata nel secolo scorso, quotata nella borsa di New York, con vigneti sparsi in 3 continenti, con una produzione di bottiglie praticamente infinita.

La sola entrata è maestosa, imponente, prenotare una visita non è impossibile , tutt'altro, ma va programmata con largo anticipo : il tour di maggior fruizione è disponibile sia in inglese che in spagnolo, mentre quello più completo è solo in spagnolo. Nel gruppo nel quale siamo siamo assegnati, la guida chiede a tutti la provenienza sia per rompere il ghiaccio sia per dimostrare l'internazionalità e la fama di questa "Bodega". 



Il nostro gruppo è formato, ovviamente, per la maggior parte da sudamericani ma non mancano centroamericani e quando abbiamo pronunciato con orgoglio il nostro "Roma, Italia" uno spontaneo e forte "oh" si è materializzato  tra i partecipanti.

Il tour comincia con la visita al "giardino" : più di 30 ettari dove padroneggia una costruzione del secolo scorso in stile neoclassico (Casona Don Melchor, 4000 mq2), residenza della famiglia e museo privato, aperto solo in occasioni ufficiali e su invito della famiglia.

Continuiamo col "Jardin de Variedades" ovvero uno spazio dove sono coltivati tutti i vitigni (26 in totale, in una forma circolare quasi labirintica) a dimostrare la varietà della produzione, presenti anche molte microvinificazioni.  Oltre ai vitigni internazionali sono in bella mostra, i locali pais, malbec ed ovviamente il Carmenere.





Ci viene fatto assaggiare il primo vino, un sauvignon blanc, molto delicato e fresco (la temperatura di servizio non è eccellente) e dopo un brindisi multilingua ci spostiamo nelle cantine. 



Una distesa polverosissima di barrique ci accoglie anche se in realtà non così grande come ci saremmo aspettati. Non si vedono ne tonneaux ne botti grandi, e dopo alcuni minuti veniamo letteralmente lasciati al buio, pochi secondi di attesa e nella stessa cantina parte un filmato sulla leggenda del "Cassilero del Diablo", un mix di riferimenti storici e leggende costruite ad arte.




Il tour si conclude facendoci assaggiare il Carmenere ed il Cabernet Sauvignon (vitigno che occupa circa il 65% della produzione "cilena" di Concha y Toro). Sono tutti vini di facile beva "adatti" anche a chi non se ne intende.
Noi però abbiamo voluto prender parte ad una degustazione extra di 4 vini : chardonnay, pinot noir, merlot e carmenere.

Un bravo collega sommelier cileno guida la degustazione.




Lo chardonnay è molto piacevole (11 mesi di legno mediamente tostato), meglio al naso che in bocca, da abbinare con formaggi ma non troppo stagionati. Passiamo poi al pinot noir, vera sorpresa, sia per la giovane età (2014)  sia per la qualità complessiva. Nel terzo bicchiere poi il merlot, decisamente tannico, ci spiazza un poco : il collega consiglia carne alla brace, vero culto in questo paese, specialmente per le più che prossime Festas Patrias. Infine il carmenere, di facile e ripetitiva beva, da "sposare", ça va sans dire, con piatti tipici come la carbonada, el charquican o le famose empanadas.




Indirizzo: # Pirque, Región Metropolitana, 
                Av. Virginia Subercaseaux 210, Pirque, 
                Región Metropolitana, Cile

Una "follia" chiamata Coletti Conti








Un ciclone. Questo ci è sembrato Antonello Maria Coletti Conti durante la nostra visita presso l’omonima cantina.
Domenica mattina, appuntamento ad Anagni per visitare la cantina Coletti Conti, uno dei portabandiera del Cesanese di qualità.
“Ve lo dico subito, sono mezzo astemio. Al vino preferisco la Coca-Cola”, ci dichiara Antonello, salvo poi sfoderare una conoscenza e competenza invidiabile.
Tutto nasce quando, ereditando le vigne dal padre, inizia ad occuparsi dell’azienda agricola. Fino al 2001, porta le uve alla cantina sociale in cambio di una citazione sull’etichetta.
La svolta avviene con l’assaggio di un Cesanese “straniero”, il Cincinnato di Andrea Franchetti della Tenuta di Trinoro (e di Passopisciaro), con cui Antonello intuisce le grandi potenzialità del Cesanese. “Una follia. Andrea è il responsabile di questa follia, è tutta colpa sua, nel bene e nel male”, ci dice sorridendo.
Coletti Conti oggi conta diversi ettari vitati, non solo di Cesanese e non tutto viene vinificato. Luca, agguerrito, parte all’attacco: “Senti, ma come ti è venuto in mente di fare il Manzoni bianco, l’Arcadia?”. Antonello para il colpo e ci racconta che il Prof. Manzoni, il creatore del famoso incrocio Manzoni tra pinot bianco e riesling renano, era il professore del nonno a cui ha voluto rendere omaggio con questo vino. “Ma a parte questo, ti piace?”. Luca incassa e nicchia, non troppo convinto. Avrà modo di ricredersi.




La chiacchierata prosegue a 360°, su questioni enologiche e non solo. “E’ la natura che fa tutto, io la devo assecondare. Qui il terreno è vulcanico, è una propaggine dei Castelli Romani ed è molto fertile. L’inerbimento è quasi un obbligo e non ho bisogno di concimare o di fare trattamenti particolari, ma il biologico e il biodinamico mi convincono poco”  
La vendemmia, rigorosamente manuale, si svolge a settembre, in anticipo rispetto a quando si faceva una volta. “Era impensabile vendemmiare prima del 10 ottobre, ora invece ad agosto ho alcol potenziale a 14,5%”.

Ci spostiamo in cantina, dove faremo tutti assaggi di botte e tutti alla “cieca”.






Il primo assaggio è la Passerina che dà vita all’Hernicus bianco. Naso già ben definito, note di frutta a polpa gialla, in bocca è fresco, sapido, di buona lunghezza.

Il secondo assaggio è il “famoso” Arcadia, rivendemmiato quest’anno. Al naso un sentore di pera è inconfondibile e netto. “Ci sono dei periodi che quando entro in cantina, si sente un profumo di pera inebriante”, conferma Antonello. Questo Arcadia ci colpisce, Luca in primis che si dichiara “stupefatto”.

Tra un assaggio e l’altro, parlando del suo rapporto con le guide di settore, Antonello ci dice “ho un rapporto libero, se voglio mandare i campioni li mando altrimenti niente. Mi posso però ritenere fortunato, perché fin dall’inizio ho avuto ottimi riconoscimenti per il Romanico e l’Hernicus (rosso). Ancora adesso ricevo ottimi riscontri, a volte anche inaspettati”. Ci racconta poi di come fu “scoperto” dall’AIS romana di allora e di come fu approcciato dalla redazione.

Il terzo è il meno convincente dei 6 assaggi che abbiamo fatto. Alle cieca è palesemente non Cesanese, si intuisce il taglio bordolese. Il naso ancora indietro, chiuso, note di fungo, mentre la bocca mostra già un discreto equilibrio ma risulta corta, forse troppo. Da riprovare.






Si scende giù in barricaia all’assalto del Cesanese che poi darà vita all’Hernicus Rosso e al Romanico. Tutti assaggi di botte, tutti splendidi con una olfattiva già compiuta e una bocca scalpitante da addomesticare con uno degli “ingredienti” principali del vino: il tempo. Questa 2015 ci sembra, per quella che è la nostra modesta esperienza, una grande annata e Antonello ce lo conferma: “una annata perfetta, ho cercato di vendemmiare il più possibile, speriamo che le premesse vengano confermate. Lui (il vino, ndr) deciderà quando sarà il momento di andare in bottiglia”.
Produttori, personaggi e vini così ti fanno capire quanto potenziale abbia il Cesanese.





La visita termina dopo tre ore passate a parlare e scherzare come se ci conoscessimo da tempo, dandoci appuntamento davanti ad una "cacio e pepe" da assaggiare in abbinamento all’Arcadia. Noi lo abbiamo preso sul serio.


Verticale Vittorio Moretti - Bellavista


Altra serata, altra verticale per noi.

Ultimamente ci trattiamo male in quanto a degustazioni ed anche questa volta il nostro duro lavoro da palati fini ci fa ritrovare per un'altra verticale storica di Bellavista Vittorio Moretti.

Immancabilmente tutti calici di alto livello.

Dopo una dettagliata introduzione di Luciano Mallozzi sulla storia dei vini "mordaci" (da Scacchi a Conforti fino all'abate di Hautvillers) e sulla Franciacorta, storia assai più recente,
finalmente iniziamo ad ammirare i colori nei calici, sentirne gli odori, far gioire i palati.





Prima annata è la 1984:  Percepiamo prontamente una terzarizzazione con cera d'api, miele, zafferano, della frutta candita. Il naso è intenso e complesso.
Nonostante sia stato sboccato ormai 26 anni fa, troviamo delle minutissime bollicine, il sorso è vellutato con un finale sapido.


Con un piccolo salto, passiamo alla 1988  (sboccatura 1994): il naso è meno intenso ma percepiamo tabacco e goudron, noce, quasi un miele "cotto".
In bocca la sapidità spadroneggia, il perlage è vellutato, ci fa pensare a un cremant.


Un altro passo in avanti e siamo arrivati al 1991 (sboccatura 1998): Il naso è il nostro preferito, pasticceria secca, nota fumè, scorza d'arancia  ma anche curry ed ananas sciroppata. Sul palato risulta un vino verticale, profondo e il perlage fino e persistente risalta su un bellissimo oro "pieno".

Arriva la 1995  (sboccatura 2001): iniziamo con una nota agrumata poi una minerale, pane ma anche florealità ed erbaceo ed infine nettamente si fa strada il pompelmo.
Il naso ci stupisce ed è piacevolissimo mentre il palato non rispecchia la complessità olfattiva: inzialmente fresco con una sapidità in crescita, il finale leggermente corto e ammandorlato





Poi  la 2001:
Un naso più "classico" ci viene riproposto con la crosta di pane, fruttato (pesca sciroppata), miele, cerino, il tutto in un bicchiere pervaso da un oro brillante. Il perlage è tonico, ma la morbidezza è ricca senza mancare di sapidità.


Penultima è la 2002 (sboccatura 2008)
Il naso è austero forse non disposto ancora ad emozionarci: note agrumate, frutta tropicale, note minerale ed una leggera tostatura. In bocca invece ci sorprende, è corposo, deciso con un perlage piacevole che rafforza la persistenza.


Infine il Meraviglioso (blend al 50% della 2002 con l'altro 50% composto dalle altre annate in degustazione). Prodotto in sole 5000 bottiglie (formato Magnum) con tripla rifermentazione. Comprendiamo subito che siamo di fronte ad un gran vino: la pasta d'acciughe è il primo sentore, poi ancora una nota fumè, mandorla, fiori bianchi, una nota salmastra, un'altra agrumata, pasticceria e melone bianco.
In bocca riscontriamo tutta questa ricchezza che diviene quasi masticabile, un finale ammandorlato, quasi salino ed una persistenza estremamente elegante raccontabile in minuti.







Ci alziamo dalle sedie con ancora il ricordo sulle papille gustative, soddisfatti e, allo stesso tempo, un po' scontenti perché è già finita. Ne vorremmo ancora di bicchieri così ma siamo certi che non mancherà occasione.

Alla Vostra

Travaglini ed Il Nebbiolo del Nord (Version Espanola)

El Travaglini y Nebbiolo del Norte

Estamos ubicados en la terraza Monte Mario del hotel Mario Waldorf Astoria en una hermosa noche para una vertical histórica de Travaglini Gattinara.

Frente a nosotros, 10 vasos:

1967 - 1985 - 1989 - 1995 - 1999 - 2004 - 2005 - 2007 - 2009 - 2010





Una amplia introducción de Cinzia Travaglini en lo que ha sido y es esta empresa familiar:


Una historia que comenzó en los años 50 por el padre Giancarlo que con el tiempo pude llegar hasta a cultivar cerca de 100 hectáreas,
cuya mayoría con una excelente exposición al sureste y suroeste y con una altura que varía entre 280 y 460 metros.

El suelo, a los pies del Monte Rosa, en el que crecen las viñas es una mezcla de granito, pérfido y hierro, cuyos colores resultan muy vivos durante las diferentes cavidades. 
Esta composición da una obvia mineralidad en lo que se encuentra en el cristal, dando al vino una delicadeza rara y potabilidad.

Las colinas están bien ventiladas, evitando posibles podredumbre y los tratamientos que siguen. Las diferencias de temperatura entre el día y la noche, sin embargo, dan elegancia y perfumes.
Los viñedos, 95% Nebbiolo, son de 50/60 años de edad con otra re plantación hecha en los años 90 y la cosecha se realiza totalmente a mano.

La producción de alrededor de 270.000 botellas se exporta aproximadamente al 60%, con una tendencia que ve el mercado interior en la subida, una señal de que cada vez más consumidores aprecian este vino.




La primera cata de cosecha es de 1967, se indica por la Señora Cinzia, como un "gran año". Un vaso que necesita respirar un poco antes de que pueda ser aproximado a la nariz y la boca.Percibimos inmediatamente hongos, humus, una terzialización obvia, tabaco, salmuera, nuez cáscara.En la boca es lo suficientemente fresco, frutado, con un final largo.

Con un salto, pasamos a 1985.
A la nariz es nuestro favorito: regaliz, nuez, miel, hierro, naranja amarga y la cúrcuma.
Al final de el sorbo,  percibimos el aroma de los hongos, el tanino es la sensación principal con un final ácido / salado.

La vendimia 1989, calurosa, nos da un vino profundo, sin duda de impacto. Se siente con una ciruela pasa, sino también hierbas, nueces y cardamomo.L 'acidez nos hace sentir una naranja roja y  arrastra la persistencia. Los taninos están presentes pero bien integrados y dejan una boca limpia.

Luego, en 1995, más como un Nebbiolo "clásico": 
La vendimia, fresca climáticamente hablando, la nariz es un poco "cerrada": 
humus, china, una nota balsámica se hacen presentan débilmente, en el  paladar una buena acidez, una final ligeramente más corta comparada a los demás, casi salada.

Para el año 1999, la primera vendimia DOCG (reducción a regularse a 75 quintales por hectárea ... pero nunca alcanzó), la nariz nos parece más compleja. Fumè y goudron, nota hierrosa con gran intensidad.Un vino redondo que llena la boca, los taninos y la acidez entrelazados con un final largo y sabor de granada. Creemos que este vino merecía descansar más y que la perspectiva de envejecimiento es la mejor opción.




El sexto vino, el 2004 ofrece sensaciones cautivadoras: fruta roja (cereza, granada), sotobosque, balsámicos y floral. El tanino se escapa con la ayuda de el sabor y de la acidez: el vino que te hace querer de ser bebido de nuevo

En 2005, vuelve la unión con la tierra, podríamos decir casi salobre, empujada mineralidad, sino también una nota dulce. El sabor es muy equilibrado, persistencia es grande  que nos hace apreciar aún más.

La vendimia de 2007, año caluroso,  nos da una nariz más suave, más amigables maleza, con sabor a fruta sin olvidar nunca su mineral esencial. También en la boca es suave,  las notas  pseudocaloricas y de glicerina cubren el tanino y la "acidez.

El penúltimo es el 2009 con una nariz atractiva, sin duda profunda; Clara la naranja, la maleza, la sal y mineralidad (humus y hierro), sino también las hierbas. Ácido inicialmente y luego tonico, el sabor nos da una idea: un vino lleno de matices

Por último, de 2010
Un vino elegante, casi austero: las notas especiadas son las primeras que se perciben, la salmuera, el tabaco, sino también el granado, el regaliz y la naranja.
En boca es un vino muy persistente cuyos aromas se encuentran por circulo como en la nariz.

El hilo conductor de estos vinos, en nuestra opinión, ha sido siempre la trama que percibimos en la boca: un buen equilibrio, alternando sensaciones sin tener que ninguna de ellas prevalga.

Por último, una pequeña anécdota, el diseño de la botella que muchos reconocen por su forma particular . 
Fue diseñado por Giancarlo con la previsión que sus vinos podrían tener un envejecimiento largo: la forma precisamente nació para hacer un sutil decanto ya embotellada, que precede al trabajo de sumiller.





TRAVAGLINI GIANCARLO,
Strada delle Vigne 36
13045 Gattinara (VC), Italy
Tel. +39.0163.833.588 - Fax +39.0163.826.482